Articoli pubblicato con il tag: Transizioni scuola-lavoro
Jisseki Kankei: un sistema di transizione scuola-lavoro efficace per i giovani
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di Eleonora Savy (Laureanda Seconda Università di Napoli)
Allo scopo di sviluppare un approccio critico per comprendere meglio anche alcune difficoltà della transizione scuola-lavoro in Italia, questo contributo mira ad analizzare e ad approfondire il Jisseki kankei, il sistema giapponese di transizioni scuola-lavoro. Dai dati OCSE 2009, infatti, solo Germania e Giappone, nonostante le forti crisi economiche, sono riuscite a sviluppare meccanismi capaci di agevolare le transizioni-scuola lavoro e, quindi, a ridurre il fenomeno della disoccupazione giovanile.

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RECENSIONE: “La scuola, le api e le formiche. Come salvare l’educazione dalle ossessioni normative” di Walter Tocci
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a cura di Fiorella Farinelli (Esperta di sistemi scolastici e formativi) –
Un libro dedicato alla scuola. Alle tante formiche operose che, curando “la buona vita in comune”, ne fanno talora un luogo straordinariamente innovativo, mentre non sembrano esserci, in questa fase, le api capaci di “scrutare curiose nuovi paesaggi per arricchire gli alveari”. La scuola e la politica, dunque. Un mondo tutto sommato vitale da un lato, e la ”riforma mancata”, le “ossessioni normative”, le decisioni “non generative” dall’altro.

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Apprendistato e alternanza scuola lavoro
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di Francesco Pastore (Professore Aggregato di Economia Politica presso la Seconda Università degli studi di Napoli) in risposta all’articolo “La Buona Scuola: ricominciamo a discuterne” –
L’apprendistato è destinatario delle attenzioni riformatrici di tutti i nuovi governi. Al momento, il ruolo multiforme dell’apprendistato lo rende argomento importante di riflessione sia quando si parla di mercato del lavoro e di flessibilità nel mercato del lavoro (tipo Jobs Act) che quando si parla di sistema d’istruzione (tipo Buona scuola). Riguardo alla Buona scuola, il collegamento è, ovviamente, con il tema dell’alternanza scuola lavoro. Ma qual è la differenza? Devono convivere o trasformarsi l’uno nell’altra?

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Dispersione scolastica: cause e rimedi. Un reddito per i più poveri
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di Francesco Pastore (Professore Aggregato di Economia Politica presso la Seconda Università degli studi di Napoli) -
Il target fissato da Europa 2020 per l’abbandono scolastico è pari al 10%: ogni paese membro deve portare la percentuale di coloro che non completano la scuola dell’obbligo, vale a dire la scuola secondaria di primo grado, al di sotto di questa soglia. La consapevolezza che la causa principale dell’abbandono scolastico è di natura economica consente di guardare con favore l’approccio seguito da molti progetti finanziati di recente in Italia per combattere la dispersione scolastica.

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Quale futuro per la scolarizzazione dei minori ROM?
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di Marcella Delle Donne (Sociologa) – Separati e lontani dai plessi scolastici, i minori Rom in età scolare vengono prelevati ogni mattina da pulmini gestiti da cooperative finanziate dall’ente pubblico. Molte sono le assenze e i bambini Rom giungono, in genere, in ritardo. Hanno difficoltà con la lingua italiana. Per la mancanza di spazio e di luce nelle abitazioni dei campi, i quaderni vengono lasciati a scuola, così anche i più svelti accumulano un gap nell’apprendimento con gli alunni italiani. Un gap che è destinato ad ampliarsi nelle fasi successive del percorso scolastico.

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Istruzione e Formazione professionale: verso un sistema duale italiano
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di Mimma Giaccari (Direttore Generale ENAIP Nazionale) in risposta all’articolo “Per avere una buona scuola ci vuole una buona discussione” – Il recente documento “La buona scuola”, seppur solo verso la fine, assegna al lavoro una nuova centralità, sollecitando una discussione sui nuovi modelli dell’apprendimento. è un passaggio molto innovativo e meritevole di approfondimento per chi come noi si occupa di formazione professionale facendo ogni sforzo possibile per restituirle la dignità che le spetta all’interno del sistema educativo nazionale e sollecitando, sui vari tavoli, una più attenta osservazione legittimata da numeri ed esiti e svincolata da stereotipi e pregiudizi.

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La “Buona Alternanza” : una riflessione tra “tutor “e “Figura strumentale”
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di Alessandra Benadusi e Monica Bernard (I.I.S. “Paolo Baffi” – Fiumicino)
Come far incontrare realmente le esigenze e i tempi, spesso frenetici, dell’ambiente di lavoro, con quelli sicuramenti più lenti e ponderati della formazione e dell’apprendimento delle pratiche professionali ?

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Stabilizzazioni e dintorni
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di Fiorella Farinelli (esperta di sistemi scolastici e formativi) in risposta all’articolo “Per avere una buona scuola ci vuole una buona discussione”-
Nel caso del documento “La Buona Scuola” non è facile una “buona” discussione. Certi silenzi del questionario attrezzato per la consultazione fanno perfino sospettare che non interessi granché l’approfondimento di alcuni dei nodi più importanti. O che non se ne siano previste le complessità politiche e tecniche. E’ utile tuttavia provare a piantare qualche chiodo.

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La Buona scuola sul letto di Procuste
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di Paolo Landri (CNR-IRPPS) in risposta all’articolo “Per avere una buona scuola ci vuole una buona discussione” –
Le decisioni del governo in materia di istruzione, ed in particolare quelle contenute all’interno della legge di stabilità, rendono sempre più esplicito il senso della strategia politica del documento ‘La Buona Scuola’ di Renzi/Giannini. Il documento, d’altro canto, non dà adito a dubbi: dedica, infatti, metà dell’attenzione agli insegnanti e condisce il resto con indicazioni generiche riguardanti i curricula, l’introduzione delle nuove tecnologie, l’edilizia scolastica, i meccanismi di finanziamento, la valutazione, etc. L’effetto è una trama a maglie larghe che lascia ‘buchi vistossimi’.

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La Buona Scuola e la istruzione degli adulti
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di Massimo Negarville (Presidente di Formazione ’80) in risposta all’articolo “Per avere una buona scuola ci vuole una buona discussione” – Il documento La Buona Scuola giustamente sottolinea che: “In Italia abbiamo 700 mila disoccupati tra i 15-24enni, e 4 milioni 355 mila ragazzi che non studiano, non lavorano, non sono in formazione (c.d. NEET), in grossa parte alimentati da una dispersione scolastica tra le più alte d’Europa (17,6%)”. Le proposte che il documento avanza vogliono evitare in futuro che questa situazione rimanga e si perpetui: nobile e condivisa intenzione, ma la scuola italiana può fare qualcosa per coloro che sono oggi in questa situazione o questo problema non la riguarda?

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Per avere una buona scuola ci vuole una buona discussione
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Invito al dibattito di La Direzione di Scuola Democratica -
Il documento del Governo intitolato alla Buona scuola è un punto di partenza per una discussione generale di cui si sentiva il bisogno. Il primo suggerimento, quindi, è di misurarsi sulle singole questioni presenti nel documento per articolare e approfondire l’analisi e, soprattutto, per avanzare proposte. Analogamente è necessario procedere per quanto riguarda le questioni (e ce ne sono) di cui il documento non parla e che invece è utile o addirittura necessario affrontare.

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Reti territoriali per l’apprendimento permanente, l’intesa in Conferenza Stato Regioni
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di Fiorella Farinelli (Esperta di sistemi scolastici e formativi)

Il significato strategico, ma anche i limiti, della recente intesa in Conferenza Unificata Stato Regioni a proposito dell’attuazione dell’articolo 4 della legge 92/2012 sull’apprendimento permanente.

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SEGNALAZIONE FLASH : “Cultura l’alternativa alla crisi per una nuova idea di progresso” 10° Rapporto Annuale di Federculture
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da Gavino Mariani (ex professore di Liceo artistico statale) – Con un titolo suggestivo è stato presentato a Roma il 26 giugno il 10° Rapporto Annuale di Federculture. Tra gli elementi che il rapporto pone all’attenzione, almeno due colpiscono rispetto ai collegamenti col sistema formativo.

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Studenti da bocciare o da far sbocciare?
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di Elvio Petrecca (docente di scuola secondaria di I grado)
Oscar, Ciro, Rosalia e Gavino sono stati bocciati come tanti nelle scuole italiane. Anche se sono bravissimi nell’usare i loro Tablet, la scuola li ha bocciati perché non è capace di usarli e ancor meno, di educarli a leggere, scrivere e studiare, con i loro dispositivi.

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Un altro passo verso il sistema duale, ma il percorso è ancora lungo
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di Sandra D’Agostino (ricercatore Isfol, responsabile di strumenti per le transizioni, certificazione, qualità dei sistemi)
Un altro passo verso l’avvio di un sistema duale in Italia: è stato firmato il 5 giugno scorso il decreto interministeriale che regolamenta le modalità di attuazione dei periodi di formazione in azienda per le scuole secondarie superiori attraverso un contratto di apprendistato di alta formazione e ricerca. Tuttavia sono ancora molti i passi necessari per una effettiva implementazione che consenta il pieno rispetto delle competenze dei vari soggetti istituzionali e la piena tutela dei giovani che parteciperanno alla sperimentazione.

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Il costo della fuga di talenti
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di Marco Manariti (Responsabile Forma Mentis Innovazione e Sviluppo)
Quanto costa rinunciare ai nostri talenti? Il Decreto lavoro, le previsioni europee e le possibili risposte alla fuga di talenti

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Jobs Act e apprendistato. Una semplificazione obbligata in attesa del secondo tempo
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di Francesco Pastore ( Professore Aggregato di Economia Politica presso la Seconda Università degli studi di Napoli, research fellow dell’IZA di Bonn e segretario dell’Associazione Italiana degli Economisti del Lavoro)

Nel primo tempo, il Jobs Act semplifica l’apprendistato, eliminando l’obbligo formativo in aula. Il governo spera di spingere così le imprese a usarlo di più subito, ma nel secondo tempo è meglio tornare al modello tedesco.

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