Articoli pubblicato con il tag: politiche scolastiche
L’Alternanza scuola lavoro e il nuovo regime di transizioni scuola-lavoro
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di Francesco Pastore (Professore Aggregato di Economia Politica presso la Seconda Università degli studi di Napoli)
Il 13 settembre 2016, Francesco Giubileo ha presentato l‘attesissimo primo rapporto EYU sull’alternanza scuola lavoro in Italia. Pur riferendosi ad aree geografiche regioni molto diverse, le esperienze analizzate evidenziano molti tratti comuni.

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L’alternanza scuola-lavoro: pregi e ostacoli all’attuazione
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di Clorinda Maisto e Francesco Pastore –
L’alternanza scuola-lavoro (ASL) è senz’altro una delle innovazioni più importanti degli ultimi decenni delle transizioni scuola-lavoro in Italia. Nonostante l’obbligo di legge le resistenze sono ancora tante e la fase iniziale di implementazione è lenta e a macchia di leopardo sul territorio nazionale.

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Orientamento integrato: qualche prima osservazione
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di Giunio Luzzatto (esperto di organizzazione didattica dei sistemi universitari) -
Il documento su “Orientamento integrato tra Scuola e Università”, approvato dal Consiglio Universitario Nazionale il 5 aprile scorso, merita la massima attenzione non solo da parte della Ministra cui è diretto (e alla quale compete compiere le azioni ivi suggerite), ma da parte dell’intero mondo educativo italiano.

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IN AGENDA: Seminario nazionale “I figli degli immigrati nella scuola: le nuove sfide”

10/11 marzo 2016 Napoli, Maschio Angioino e Castel dell’Ovo. Terzo seminario nazionale promosso dal Ministero dell’Istruzione, in collaborazione con l’ Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura, istituito dal ministro Giannini, nel settembre del 2014.

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Jisseki Kankei: un sistema di transizione scuola-lavoro efficace per i giovani
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di Eleonora Savy (Laureanda Seconda Università di Napoli)
Allo scopo di sviluppare un approccio critico per comprendere meglio anche alcune difficoltà della transizione scuola-lavoro in Italia, questo contributo mira ad analizzare e ad approfondire il Jisseki kankei, il sistema giapponese di transizioni scuola-lavoro. Dai dati OCSE 2009, infatti, solo Germania e Giappone, nonostante le forti crisi economiche, sono riuscite a sviluppare meccanismi capaci di agevolare le transizioni-scuola lavoro e, quindi, a ridurre il fenomeno della disoccupazione giovanile.

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RECENSIONE: “La scuola, le api e le formiche. Come salvare l’educazione dalle ossessioni normative” di Walter Tocci
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a cura di Fiorella Farinelli (Esperta di sistemi scolastici e formativi) –
Un libro dedicato alla scuola. Alle tante formiche operose che, curando “la buona vita in comune”, ne fanno talora un luogo straordinariamente innovativo, mentre non sembrano esserci, in questa fase, le api capaci di “scrutare curiose nuovi paesaggi per arricchire gli alveari”. La scuola e la politica, dunque. Un mondo tutto sommato vitale da un lato, e la ”riforma mancata”, le “ossessioni normative”, le decisioni “non generative” dall’altro.

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Apprendistato e alternanza scuola lavoro
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di Francesco Pastore (Professore Aggregato di Economia Politica presso la Seconda Università degli studi di Napoli) in risposta all’articolo “La Buona Scuola: ricominciamo a discuterne” –
L’apprendistato è destinatario delle attenzioni riformatrici di tutti i nuovi governi. Al momento, il ruolo multiforme dell’apprendistato lo rende argomento importante di riflessione sia quando si parla di mercato del lavoro e di flessibilità nel mercato del lavoro (tipo Jobs Act) che quando si parla di sistema d’istruzione (tipo Buona scuola). Riguardo alla Buona scuola, il collegamento è, ovviamente, con il tema dell’alternanza scuola lavoro. Ma qual è la differenza? Devono convivere o trasformarsi l’uno nell’altra?

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Dispersione scolastica: cause e rimedi. Un reddito per i più poveri
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di Francesco Pastore (Professore Aggregato di Economia Politica presso la Seconda Università degli studi di Napoli) -
Il target fissato da Europa 2020 per l’abbandono scolastico è pari al 10%: ogni paese membro deve portare la percentuale di coloro che non completano la scuola dell’obbligo, vale a dire la scuola secondaria di primo grado, al di sotto di questa soglia. La consapevolezza che la causa principale dell’abbandono scolastico è di natura economica consente di guardare con favore l’approccio seguito da molti progetti finanziati di recente in Italia per combattere la dispersione scolastica.

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La Buona Scuola: ricominciamo a discuterne
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di L. Benadusi, V. Campione, A. Viteritti –
Su Learning4abbiamo dato spazio a una discussione sulla Buona Scuola che si è svolta in due fasi, prima sul documento proposto alla consultazione dal ministro e poi sul d.d.l. presentato alle camere. Ora il momento è quello di aprire una terza fase di dibattito per fare un passo più netto in direzione dell’approfondimento e della valutazione delle prospettive che, dopo l’approvazione della legge, paiono aprirsi per la scuola italiana.

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Studenti stranieri tra difficoltà e successi
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di Fiorella Farinelli (Esperta di sistemi scolastici e formativi) -
Degli oltre 800mila studenti con background straniero, la maggioranza è ormai di bambini e ragazzi nati in Italia, o arrivati in età prescolare. In un recente convegno sull’integrazione dei migranti promosso dal Viminale sono state discusse difficoltà e successi delle politiche di scolarizzazione degli studenti stranieri.

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La scelta scolastica senza valutazione
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di Luisa Ribolzi (sociologa, già vicepresidente Anvur) in risposta all’articolo Dialogo sul finanziamento pubblico alle scuole paritarie -
Nel dibattito sulla scelta, in Italia ci si trova a fare in conti con una chiara definizione dei termini, e con la mancanza di informazioni quantitative e dati di ricerca. Provo a riordinare qualche idea.

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Come cambia (o potrebbe cambiare) la funzione del dirigente scolastico?
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di Ivana Summa (Esperta CIDI) in risposta all’articolo Discutiamo lo sviluppo della Buona Scuola –
Gestire una scuola non coincide tout court con l’amministrarla, bensì con l’organizzare tutte le risorse- quelle disponibili e quelle da acquisire – verso le finalità istituzionali. E’ necessario chiederci se, dopo un quindicennio di autonomia scolastica, non sia giunta finalmente l’ora di cambiare rotta a cominciare proprio dai capi d’istituto. Proviamo allora ad analizzare i riferimenti normativi esistenti e poi quelli contenuti nel ddl citato. Possiamo trasformare le fattezze del capo d’istituto ma se davvero vogliamo che sia in grado di agire in modo efficace è necessario un coerente quadro di sistema.

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Per progettare il futuro della scuola … guardiamo bene il presente!
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di Stefano Casarino (insegnante di Lettere nei Licei, Presidente della Delegazione di CN dell’A.I.C.C.) in risposta all’articolo Discutiamo lo sviluppo della Buona Scuola-
Ogni ipotesi di cambiamento deve partire dalla constatazione della situazione presente, dalla ricognizione esatta dei punti di debolezza, ma anche dei punti di forza, di ciò che ci si accinge a modificare.

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Sembra facile parlare di programmazione strategica
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di Anna Armone (funzionario della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Direttore responsabile della Rivista Trimestrale di Scienza dell’Amministrazione Scolastica) in risposta all’articolo Discutiamo lo sviluppo della Buona Scuola -
L’introduzione del Piano Triennale dell’offerta formativa introduce un elemento di programmazione strategica che già le Amministrazioni Pubbliche utilizzano nella fase successiva alla programmazione economico finanziaria. Per applicare un tale modello della scuola bisogna creare un tessuto connettivo che renda effettivo il controllo da parte del MIUR non solo dal punto di vista finanziario ma anche della coerenza con gli obiettivi ordinamentali da perseguire ex art. 2, comma 3 del ddl.

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Un Disegno di Legge per far rinascere l’autonomia scolastica
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di Loredana Leoni (dirigente scolastica) in risposta all’articolo Discutiamo lo sviluppo della Buona Scuola -
Un Disegno di Legge per far rinascere l’autonomia scolastica. Questo potrebbe essere il titolo del processo avviato dalla Buona Scuola e che approderà nei prossimi giorni alla Camera. Un Disegno di Legge che si presenta abbastanza diverso dal documento di partenza: all’inizio molti aspetti apparivano, al di là degli slogan, piuttosto burocratizzati. Un documento ministeriale. L’attuale Disegno di Legge ribalta decisamente l’approccio.

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SEGNALAZIONE FLASH: I ministri europei dell’educazione contro l’intolleranza e la discriminazione

da Giunio Luzzatto (esperto di organizzazione didattica dei sistemi universitari) –
Per una volta “l’Europa” parla di valori civili anziché di restrizioni sui bilanci pubblici! I ministri dell’educazione dei paesi membri dell’Unione Europea hanno condiviso la Dichiarazione sulla promozione della cittadinanza e dei valori della libertà, della tolleranza e della non-discriminazione attraverso l’azione educativa.

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Sulla Riforma di una Scuola, che forse tanto buona non è
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di Federica Roccisano (Università Cattolica di Milano) in risposta all’articolo “Discutiamo lo sviluppo della Buona Scuola” -
Leggendo il ddl sulla Buona Scuola presentato lo scorso 12 marzo dal Governo Renzi e dalla Ministra Stefania Giannini è difficile nascondere alcune perplessità su punti controversi che rischiano di colpire il tessuto sociale delle aree più deboli e quindi di tutte le regioni meridionali.

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ALTRE FONTI: I licei finlandesi vogliono migliorare ulteriormente
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segnalato da Elisa Prestapane (insegnante ) –
In Finlandia, ai primi posti nei ranking internazionali sull’education, sono in corso sperimentazioni piuttosto radicali per adeguare le pratiche scolastiche per le sfide del futuro.

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Discutiamo lo sviluppo della Buona Scuola
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Si riapre il dibattito. Dopo il confronto sul documento “La buona scuola” è tempo di discuterne lo sviluppo avvenuto con il disegno di legge delega del governo che dà uno sbocco sul piano normativo al processo avviato da quel documento e proseguito con la consultazione e con le ulteriori elaborazioni ministeriali.

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La Buona Scuola. Riapriamo la discussione ?
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di Fiorella Farinelli (Esperta di sistemi scolastici e formativi) -
Perché il piano straordinario di assunzioni si materializzi il prossimo 1 settembre, i lavori parlamentari dovrebbero essere velocissimi, non più di qualche settimana. Ci sono però punti caldi che obbligano alla massima attenzione.

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