Articoli pubblicato con il tag: criticità scuola
La “buona scuola” e la buona formazione degli insegnanti
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di Alessandro Cavalli (Presidente del Centro Studi e Ricerche sui Sistemi di Istruzione Superiore dell’Università di Pavia e del Comitato Scientifico dell’Istituto IARD) in risposta all’articolo “Per avere una buona scuola ci vuole una buona discussione” – Il documento sulla “buona scuola” insiste sulla “formazione in servizio” degli insegnanti e meno sulla loro “formazione iniziale”. Nel prossimo decennio, tuttavia, l’elevata età media del corpo docente attuale renderà inevitabile una accelerazione del ricambio generazionale nella scuola e quindi la formazione iniziale di nuovi insegnanti assumerà in ogni caso importanza strategica.

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Una buona scuola non deve lasciar fuori nessuno
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di Vittoria Gallina (esperta di politiche formative e di processi educativi in età adulta) in risposta all’articolo “Per avere una buona scuola ci vuole una buona discussione” -
I temi contenuti nel documento sulla Buona Scuola possono diventare azioni reali solo se la scuola non perde “pezzi” lungo il percorso e si definisce come istituzione sempre aperta ed utile sia per chi è in età scolare sia per chi, durante la vita, sente la necessità di essere sostenuto nella acquisizione di nuovi saperi e nell’orientarsi (o ri-orientarsi) in un mondo complicato e spesso poco accogliente.

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La Buona scuola sul letto di Procuste
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di Paolo Landri (CNR-IRPPS) in risposta all’articolo “Per avere una buona scuola ci vuole una buona discussione” –
Le decisioni del governo in materia di istruzione, ed in particolare quelle contenute all’interno della legge di stabilità, rendono sempre più esplicito il senso della strategia politica del documento ‘La Buona Scuola’ di Renzi/Giannini. Il documento, d’altro canto, non dà adito a dubbi: dedica, infatti, metà dell’attenzione agli insegnanti e condisce il resto con indicazioni generiche riguardanti i curricula, l’introduzione delle nuove tecnologie, l’edilizia scolastica, i meccanismi di finanziamento, la valutazione, etc. L’effetto è una trama a maglie larghe che lascia ‘buchi vistossimi’.

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La Buona scuola sulla cattiva strada
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di Giorgio Allulli (esperto della Rete Europea EQAVET) in risposta all’articolo “Per avere una buona scuola ci vuole una buona discussione” –
Il documento sulla buona scuola contiene molte idee condivisibili, che però vengono smentite alla prova dei fatti. L’esempio più clamoroso proviene dal disegno di legge di stabilità, che abolisce le commissioni esterne agli esami di maturità per ritornare alle commissioni interne, smentendo tutte le parole chiave de “La Buona scuola”.

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La Buona Scuola e la istruzione degli adulti
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di Massimo Negarville (Presidente di Formazione ’80) in risposta all’articolo “Per avere una buona scuola ci vuole una buona discussione” – Il documento La Buona Scuola giustamente sottolinea che: “In Italia abbiamo 700 mila disoccupati tra i 15-24enni, e 4 milioni 355 mila ragazzi che non studiano, non lavorano, non sono in formazione (c.d. NEET), in grossa parte alimentati da una dispersione scolastica tra le più alte d’Europa (17,6%)”. Le proposte che il documento avanza vogliono evitare in futuro che questa situazione rimanga e si perpetui: nobile e condivisa intenzione, ma la scuola italiana può fare qualcosa per coloro che sono oggi in questa situazione o questo problema non la riguarda?

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Buona scuola e Buona Costituzione
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di Anna Armone (direttore di “Rivista Trimestrale di Scienza dell’Amministrazione scolastica” e formatrice del personale scolastico) in risposta all’articolo “Per avere una buona scuola ci vuole una buona discussione” – La “Buona scuola”, benché ricca di spunti riformatori, non è coerente con il sistema costituzionale e amministrativo dell’istruzione. La funzione dirigenziale, il reclutamento dei docenti, la valutazione delle scuole e dei dirigenti vengono interpretati e progettati in una dimensione autoconsistente, negando la Governance dell’intero sistema.

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Per avere una buona scuola ci vuole una buona discussione
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Invito al dibattito di La Direzione di Scuola Democratica -
Il documento del Governo intitolato alla Buona scuola è un punto di partenza per una discussione generale di cui si sentiva il bisogno. Il primo suggerimento, quindi, è di misurarsi sulle singole questioni presenti nel documento per articolare e approfondire l’analisi e, soprattutto, per avanzare proposte. Analogamente è necessario procedere per quanto riguarda le questioni (e ce ne sono) di cui il documento non parla e che invece è utile o addirittura necessario affrontare.

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Come ha affrontato il sistema educativo italiano la crisi del Welfare State? Meglio di quanto ci si aspetti
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di Maddalena Colombo (professore associato di Sociologia dell’educazione, Università Cattolica di Milano) –
Si parla spesso di “crisi del welfare” ed è impossibile non scorgere una minaccia concreta anche per il sistema educativo che, in Italia, si basa massicciamente sulle finanze pubbliche. Eppure attraverso i dati del MIUR e ISTAT, possiamo notare che nonostante la sfiducia il sistema scolastico ed universitario italiano sta rispondendo in misura tutto sommato superiore alle attese.

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SEGNALAZIONE FLASH : “Cultura l’alternativa alla crisi per una nuova idea di progresso” 10° Rapporto Annuale di Federculture
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da Gavino Mariani (ex professore di Liceo artistico statale) – Con un titolo suggestivo è stato presentato a Roma il 26 giugno il 10° Rapporto Annuale di Federculture. Tra gli elementi che il rapporto pone all’attenzione, almeno due colpiscono rispetto ai collegamenti col sistema formativo.

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IN AGENDA: CONVEGNO Una scuola che include
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Organizzato da: Dipartimento di Scienze sociali dell’Università Federico II di Napoli

Data: 26 giugno 2014 Dove: Napoli

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Studenti da bocciare o da far sbocciare?
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di Elvio Petrecca (docente di scuola secondaria di I grado)
Oscar, Ciro, Rosalia e Gavino sono stati bocciati come tanti nelle scuole italiane. Anche se sono bravissimi nell’usare i loro Tablet, la scuola li ha bocciati perché non è capace di usarli e ancor meno, di educarli a leggere, scrivere e studiare, con i loro dispositivi.

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Legalità e sicurezza dei nostri allievi nelle scuole “pollaio”
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di Elvio Petrecca (docente di scuola secondaria di I grado)
Aspettando la costruzione di nuove scuole e interventi legislativi che modificano l’attuale vergognosa situazione, attualmente molti studenti italiani frequentano scuole fatiscenti ammassati in “classi pollaio” pericolose per la loro integrità fisica e inadeguate per garantire il diritto all’istruzione.

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RECENSIONE: “Vento forte tra i banchi” di M.Lodoli, Rizzoli, 2013
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di Paola Benadusi Marzocca (esperta di editoria per bambini e ragazzi)
“A me professò sto discorso del merito mi fa rodere. La meritocrazia, la meritocrazia.. ma che significa? E chi non merita? E noi altri che stiamo indietro , noi che non je la famo, noi non contiamo niente?” queste le parole di uno dei personaggi di VENTO FORTE TRA I BANCHI, il libro dello scrittore Marco Lodoli, insegnante della scuola superiore, che attraverso riflessioni e aneddoti apre uno squarcio su un aspetto della nostra società che in genere è sconosciuto a chi non la frequenta, ignorato da chi dovrebbe occuparsene.

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La uso non la uso… la LIM
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di Assunta Viteritti (Sociologa dei processi educativi)

In una scuola media di Roma è stata introdotta di recente la LIM. Elisa, la docente di Italiano e Storia è l’unica che sa come usarla. Quanto la pratica di Elisa contagerà la pratica degli altri colleghi? Quanto l’oggetto digitale sarà capace di entrare nelle pratiche didattiche diventando un oggetto tecnologico sociale e relazionale?

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Le competenze per salvare il liceo classico
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di Claudio Gentili (Vice Direttore Politiche Territoriali, Innovazione e Education di Confindustria)

I numeri delle pre-iscrizioni al liceo classico per il prossimo Anno Scolastico sanciscono la più incontestabile delle verità: il liceo classico sta morendo. Tuttavia non va auspicata la “morte” del liceo classico, ma la morte delle cattive pratiche didattiche che lo hanno allontanato dal secolo che stiamo vivendo.

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E’ la coda a dimenare il cane. Appunti sulle riforme impossibili
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di Giovanni Cominelli (esperto di scuola e formazione)
Cambiano i governi e i ministri dell’istruzione, ma l’asse continua ad essere inclinato. Il cammino multidecennale delle riforme è costellato di lapidi della speranza. Dove sta il baco? Forse nel metodo, cioè nell’approccio delle politiche di governo.

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