STORIE DA CONOSCERE E RACCONTARE. Stranieri che meritarono un monumento in un paese diverso dal loro.
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A cura di Paola Benadusi Marzocca

A volte un paese può beneficiare a tal punto del contributo di persone straniere da dedicare loro un monumento.

Circa 60 italiani illustri riposano nel più famoso cimitero parigino, il Père Lachaise, come sappiamo dalla splendida pubblicazione in doppia lingua “L’Italia del Père Lachaise-Vies Extraordinaires des Italiens de France e des Francais d’Italie” edita da Skira, a cura di Costanza Stefanori con suggestive fotografie e illustrazioni (pp. 320, € 60), corredata da una piccola mappa e fortemente voluta dal console d’Italia a Parigi Emilia Gatto. Come quest’ultima scrive sono persone di nazionalità italiana “che incarnano il legame profondo e indissolubile tra i popoli italiano e francese…”.

Già Ugo Foscolo nel suo famoso poema “Dei Sepolcri” scriveva come i cimiteri servano soprattutto ai vivi. Rappresentano in qualche modo un anello di congiunzione fra passato e presente; servono a cogliere il senso di ciò che è avvenuto e della propria storia. Importantissima quindi per i giovani è la conoscenza di grandi italiani e francesi che riposano in monumenti funerari o in semplici cippi nel più famoso cimitero di Parigi, il Père Lachaise, visitato ogni anno da circa tre milioni di persone provenienti da tutto il mondo per rendere omaggio a musicisti come Fryderyk Chopin, Giocchino Rossini, Edith Piaf, Yves Montand, Vincenzo Bellini, scrittori e drammaturghi immortali come Molière, Balzac, Marcel Proust, pittori della fama di Amedeo Modigliani e Giuseppe De Nittis, intellettuali del livello di Piero Gobetti, i fratelli Carlo e Nello Rosselli e tanti altri.

Evanescenti presenze di un luogo sacro che sprofonda in un cosmo di estenuante malinconia, monito per le nuove generazioni, accentuato dalle ombre delle statue di santi e angeli piegate sotto il peso delle croci. Qui ai lati dei viali alberati riposano in pace e nessuno potrà essere dimenticato perché tutti famosi e meno conosciuti hanno contribuito a fare grande l’Italia e la Francia, testimonianza evidente di “un’integrazione ben riuscita.”

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