ALTRE FONTI: il libro “I giovani e la crisi economica. Capire per ricostruire la speranza”
non paese per giovani

 di Francesco Pastore (Professore Aggregato di Economia Politica presso la Seconda Università degli studi di Napoli)

La crisi economica ha peggiorato in modo drammatico e veloce la condizione dei giovani nel mercato del lavoro. Nel giro di pochissimi anni, il tasso di disoccupazione giovanile è quasi raddoppiato, raggiungendo proprio in questi giorni il 43,3%, un valore record dal 1977, e seguendo così sempre più da vicino il corrispondente tasso spagnolo. Ciò significa che sicuramente solo l’uscita dalla crisi economica, attraverso forti stimoli fiscali e monetari consentirà di invertire la rotta e tornare alla “normalità italiana”.

E, tuttavia, la difficoltà del paese non è solo recente e, infatti, il valore pre-crisi della disoccupazione tanto “normale” non era. Il motivo è che la bassa crescita del paese risale almeno ai primi anni novanta ed è legata all’impatto che la globalizzazione dei mercati sta avendo sui paesi dell’Unione Europea la cui produzione è dominata ancora dai settori manifatturieri tradizionali, i più esposti alla concorrenza delle economie emergenti del sud est asiatico e dell’Europa centrale ed orientale uscita dalla transizione dall’economia di piano a quella di mercato.

Le politiche di stimolo fiscale e monetario, anche quelle annunciate in questi giorni da Claude Junker, il neo-eletto presidente della Commissione Europea, dovrebbero essere congegnate in modo organico fra loro per favorire un cambiamento radicale del modello di sviluppo economico dell’Italia e degli altri paesi più colpiti dell’Unione Europea. Incentivi particolari dovrebbero essere pensati per favorire gli investimenti in capitale fisico ed umano da parte delle imprese, oltre che in attività di ricerca e sviluppo che consentano alle imprese di spostarsi verso settori e segmenti di mercato meno esposti alla globalizzazione.

Tuttavia, per definizione, i fattori macroeconomici colpirebbero giovani ed adulti alla stessa maniera se non ci fosse una difficoltà specifica dei giovani a fronteggiare la scarsità di domanda di lavoro. Ciò spinge ad interrogarci sulle cause prime del divario fra giovani e adulti nei tassi di disoccupazione.

Ciò consente al contempo di comprendere che la difficoltà dei giovani quando entrano nel mercato del lavoro non dipende solo dalla crisi, anche se la crisi l’ha senz’altro ulteriormente esacerbata. La causa prima delle difficoltà che i giovani sperimentano quando entrano nel mercato del lavoro è nella loro mancanza di competenze lavorative, pure in presenza di livelli d’istruzione crescenti. Il capitale umano dei giovani resta inferiore a quello degli adulti poiché i primi non hanno esperienza lavorativa, né di tipo generico, né di tipo specifico ad un certo posto di lavoro.

La esperienza lavorativa generica è quella che si acquisisce in qualunque lavoro e si porta via con se in qualunque futura attività lavorativa. Essa riguarda la capacità di adattarsi ai tempi della produzione, alla sua divisione sociale e funzionale del lavoro e così via. La esperienza lavorativa specifica ad un certo posto di lavoro si acquisisce solo svolgendo una certa attività lavorativa e si può usare solo in quel tipo di attività lavorativa. Ad esempio, insegnare all’università consente di sviluppare competenze che possono essere di poco uso per chi deve insegnare nelle scuole primarie o secondarie.

Il divario di esperienza lavorativa fra giovani e adulti è un fenomeno antico che affonda le sue radici, in primo luogo, nel declino economico italiano e, poi, anche nel modo farraginoso in cui sono organizzate le transizioni scuola lavoro.

Il libro di Francesco Pastore,  I giovani e la crisi economica. Capire per ricostruire la speranza,  raccoglie circa una trentina di editoriali sul tema della transizioni scuola lavoro che pubblicati su numerosi magazine di attualità, quali lavoce.info, linkiesta, learning4, nelmerito, InGenere, social-europe. Inoltre, il testo include una serie di inediti ovvero di testi pubblicati su riviste cartacee di minore diffusione e perciò di difficile accesso.

Due elementi accomunano i saggi. Il primo è il tema dei giovani e della crisi, da cui prende spunto il titolo il libro: tutti gli articoli sono stati scritti sotto l’influsso della crisi. Nel loro insieme, gli articoli forniscono un quadro sicuramente organico e anche abbastanza completo delle principali difficoltà, ma anche dei rimedi che si possono adottare a tutti i livelli per rendere più scorrevoli le transizioni scuola-lavoro.

Il secondo elemento comune a tutti i saggi è la semplicità e chiarezza del linguaggio adottato. Quest’ultima caratteristica rende il libro una lettura accessibile a tutti, in primo luogo i giovani, ma anche i loro familiari, oltre che tutti coloro che a diversi livelli operano nel settore delle transizioni scuola-lavoro.

Vedi libro I giovani e la crisi economica. Capire per ricostruire la speranza di Francesco Pastore, Edizioni Youcanprint 2014

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