Gli studenti italiani e l’alfabetizzazione finanziaria: primi risultati da PISA 2012
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di Alessia Pozzi (Sociologa dell’educazione)

 Lo scorso 9 luglio, alla presenza del Presidente dell’INVALSI Anna Maria Ajello e dell’ex Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero, é stata presentata presso la Banca d’Italia una sintesi dei risultati italiani in materia di alfabetizzazione finanziaria.

I dati presi in esame provengono dall’indagine PISA 2012 che, oltre ad attestare le competenze in lettura, matematica e scienze, per la prima volta si é occupata di esaminare le conoscenze finanziarie acquisiate dagli studenti all’interno e all’esterno del percorso scolastico.

In totale hanno preso parte all’indagine sulla Financial Literacy circa 29.000 studenti, un campione rappresentativo di quasi nove milioni di quindicenni provenienti da 18 differenti Paesi. Di questi ultimi 13 appartengono all’area OCSE e cinque fanno parte di Paesi ed economie partner. In Italia hanno partecipato 7.068 studenti frequentanti 1.158 scuole.

La definizione di alfabetizzazione finanziaria descritta sul rapporto dell’OCSE guarda a un’ottica applicata, in cui ci si chiede come i quindicenni sappiano gestire i prodotti e i servizi finanziari per partecipare alla vita economica (alcuni esempi delle prove sono disponibili su http://www.oecd.org/pisa/test/financialliteracytest/). Anche se tra di loro le competenze sono strettamente correlate, la Financial Literacy è una competenza diversa da quelle in lettura e matematica. Infatti, le performance ottenute dagli studenti italiani nella Financial Literacy si discostano in media notevolmente (e in maniera negativa) da quelle ottenute in lettura e matematica.

Nel complesso i risultati presentati non sono di certo entusiasmanti.

La tabella sottostante mostra come in media siano gli studenti di Shangai a ottenere i punteggi più elevati nelle prove (603 punti) con ben 103 punti in più rispetto alla media OCSE (500 punti). L’Italia si colloca in una posizione decisamente arretrata rispetto al totale dei Paesi partecipanti con un punteggio medio di 466 punti.

I risultati delle prove di alfabetizzazione finanziaria nei Paesi e regioni partecipanti

 

Media

S.E.

Shanghai-China

603

3,2

Comunità fiamminga (Belgio)

541

3,5

Estonia

529

3,0

Australia

526

2,1

Nuova Zelanda

520

3,7

Repubblica Ceca

513

3,2

Polonia

510

3,7

Veneto

501

7,0

Friuli Venezia Giulia

501

7,2

Lettonia

501

3,3

Bolzano

500

6,0

Trento

498

5,8

Stati Uniti

492

4,9

Lombardia

491

6,5

Federazione Russa

486

3,7

Francia

486

3,4

Slovenia

485

3,3

Spagna

484

3,2

Emilia Romagna

481

4,8

Piemonte

481

6,5

Croazia

480

3,8

Israele

476

6,1

Valle d’Aosta

476

6,3

Marche

474

6,7

Umbria

474

7,4

Toscana

471

6,5

Repubblica Slovacca

470

4,9

Liguria

468

8,4

Italia

466

2,1

Puglia

462

6,3

Lazio

460

7,3

Molise

453

5,8

Abruzzo

449

4,3

Basilicata

446

6,3

Sardegna

446

6,9

Campania

439

8,5

Sicilia

429

6,7

Calabria

415

8,1

Colombia

379

4,7

 

Fonte: OCSE 2014, Figura VI.2.3

La tabella mostra l’elevata variazione dei punteggi all’interno delle regioni italiane, una caratteristica riscontrata dall’indagine PISA anche nella rilevazione delle altre competenze e discussa in maniera approfondita nel saggio di Benadusi, Fornari, Giancola su Scuola Democratica. In particolare, la differenza di punteggio tra le regioni che ottengono i risultati migliori (Friuli Venezia Giulia e Veneto) e quella con i risultati peggiori (Calabria) è di 86 punti, superiore a un livello di competenza nella scala PISA.

Tra i maggiori fattori di variabilità dei risultati vi sono il sesso, lo status socioeconomico e la filiera scolastica di provenienza. Per quanto riguarda il sesso sono gli studenti maschi (470 punti) a ottenere in media un punteggio di poco più alto rispetto alle femmine (462 punti), una caratteristica che fa distinguere l’Italia dal resto dei Paesi dell’area OCSE. Se si considera la relazione tra status socioeconomico e l’alfabetizzazione finanziaria, anche in questo caso si registra una correlazione positiva che però per Italia è significativamente più debole rispetto alla media dei Paesi OCSE. Infine, sono gli studenti liceali a ottenere i punteggi più alti (499 punti), seguiti dai coetanei che frequentano gli istituti tecnici (477 punti), gli istituti professionali (415 punti) e le scuole professionali (434 punti).

Data l’eccessiva sinteticità con cui i risultati sono stati presentati non è possibile fare considerazioni approfondite, probabilmente una volta che i micro dati verranno resi disponibili a un pubblico più ampio sarà possibile svolgere delle analisi che tentino di analizzare più nel dettaglio le peculiarità italiane.

Vorrei, tuttavia, sollevare alcune questioni emerse solo in parte durante il dibattito in sala.

Dalla lettura dei risultati sembrerebbe che in Italia vi sia un maggior livello di equità rispetto agli altri Paesi ma con un basso standard di riferimento. Se, come sostiene l’OCSE, è fondamentale che gli studenti acquisiscano un bagaglio di conoscenze e competenze finanziarie per affrontare il loro futuro, cominciamo a chiederci come mai uno studente italiano su cinque non riesce nemmeno a raggiungere il livello base di riferimento per le competenze di alfabetizzazione finanziaria (Livello 2).

Dove possono gli studenti acquisire tali competenze? Non di certo a scuola visto che nei curricola scolastici ciò non è previsto e dato l’atteggiamento di distacco mostrato nell’insegnamento delle materie finanziarie. Possono forse attingere dalla loro esperienza personale? Nemmeno, se guardiamo al quadro giuridico che disciplina l’accesso dei giovani ai prodotti finanziari è possibile rendersi conto che si incontrano notevoli limitazioni alle operazioni che i minorenni possono svolgere. Infine, quali strategie adotta l’Italia per migliorare le performance dei suoi studenti? Molto poche, è stato attuato un solo programma sperimentale nell’a.s. 2008/09 e reso disponibile a livello nazionale nel 2011/12, la cui partecipazione degli insegnati era tra l’altro del tutto facoltativa.

Credo a questo punto che ci sia abbastanza su cui riflettere.

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